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Concessione della cittadinanza italiana per residenza sul territorio italiano: art. 9 legge n. 91 del 5/02/1992

 

 

 

Il termine cittadinanza indica il rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status, denominato civitatis, al quale l'ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritti civili e politici.

In Italia il moderno concetto di cittadinanza nasce al momento della costituzione dello Stato unitario ed è attualmente disciplinata dalla legge 5 febbraio 1992, n. 91.

La cittadinanza italiana si acquista iure sanguinis, cioè se si nasce o si è adottati da cittadini italiani. Esiste una possibilità residuale di acquisto iure soli, se si nasce sul territorio italiano da genitori apolidi o se i genitori sono ignoti o non possono trasmettere la propria cittadinanza al figlio secondo la legge dello Stato di provenienza.

 

Si può diventare cittadini italiani anche per matrimonio. La 'cittadinanza per matrimonio' è riconosciuta dal prefetto della provincia di residenza del richiedente.

Diverso è parlare di cittadinanza europea che non è uno status che si acquisisce. Ogni cittadino di un Paese membro della Ue, oltre alla cittadinanza del paese di origine, gode della cittadinanza europea.Secondo la testuale dizione del trattato di Maastricht (TUE), è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro.

 

La cittadinanza dell'Unione europea comporta una serie di norme e diritti ben definiti, che si possono raggruppare in quattro categorie:

  • la libertà di circolazione e di soggiorno su tutto il territorio dell'Unione;
  • il diritto di votare e di essere eletto alle elezioni comunali e a quelle del Parlamento europeo nello Stato membro di residenza;
  • la tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro in un paese terzo nel quale lo Stato di cui la persona in causa ha la cittadinanza non è rappresentato;
  • il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo e ricorsi al mediatore europeo.

La legge prevede alcuni casi in cui può venir meno lo status di cittadino italiano.

 

La cittadinanza italiana può essere concessa con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell'interno:
a) allo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo quanto previsto dall'articolo 4, comma 1, lettera c);
b) allo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente alla adozione ;
c) allo straniero che ha prestato servizio, anche all'estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;
d) al cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica;
e) all'apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;
f) allo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica.

 

Con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell'interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri, la cittadinanza può essere concessa allo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all'Italia, ovvero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato.

 

 

La legge di conversione 1° dicembre 2018 n. 132 del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, prevede il requisito della conoscenza della lingua italiana per i richiedenti la cittadinanza italiana per residenza.

 

 


Granting of Italian citizenship

 

 

 

Italian citizenship can be granted by decree of the President of the Republic, after consulting the Council of State, on the proposal of the Minister of the Interior:

 

b) an adult foreigner adopted by an Italian citizen who has been legally residing in the territory of the Italian Republic for at least five years following adoption;

c) the foreigner who has served, even abroad, for at least five years under the Italian government;

d) to a citizen of a member state of the European Communities if he has legally resided for at least four years in the territory of the Italian Republic;

e) a stateless person who has been legally residing for at least five years in the territory of the Italian Republic;

f) to the foreigner who has been legally residing for at least ten years in the territory of the Italian Republic.

 

OCCUPAZIONE ABUSIVA DI UN TERRENO DA PARTE DELL'AMMINISTRAZIONE

 

L'occupazione di un fondo sine titulo da parte della pubblica amministrazione e conseguente trasformazione da parte della stessa di un bene privato, integrando un illecito permanente, non è utile ai fini dell'usucapione atteso che diversamente si rischierebbe di reintrodurre nell'ordinamento interno forme di espropriazione indiretta o larvata, tenendo anche presente che l'apprensione materiale del bene da parte della p.a., al di fuori di una legittima procedura espropriativa o di un procedimento sanante, non può essere qualificata idonea ad integrare il requisito del possesso utile ai fini de quibus. Solo dalla data di entrata in vigore del testo unico dell'espropriazione (30 giugno 2003) è configurabile – in presenza di tutti i relativi presupposti – il possesso ad usucapionem di un terreno occupato sine titulo, perché solo l'art. 43 (e poi l'art. 42 bis) del medesimo t.u. 8 giugno 2001, n. 327, ha imposto l'eliminazione della prassi della ‘occupazione acquisitiva', e dunque solo da questo momento l'ordinamento ha individuato, ex art. 2935 c.c., il "giorno in cui il diritto può essere fatto valere". L'amministrazione è titolare di una funzione, a carattere doveroso nell'an, consistente nella scelta tra la restituzione del bene previa rimessione in pristino e acquisizione ai sensi dell'articolo 42-bis; non quindi una mera facoltà di scelta (o di non scegliere) tra opzioni possibili, ma doveroso esercizio di un potere che potrà avere come esito o la restituzione al privato o l'acquisizione alla mano pubblica del bene. Alternative entrambe finalizzate a porre fine allo stato di illegalità in cui versa la situazione presupposta dalla norma.

 

 

Lo stabilisce il Consiglio di Stato, sez. IV, sentenza 6 novembre 2020, n. 6833.

 

 

DECRETO-LEGGE 19 maggio 2020, n. 34.

 

 

Misure urgenti in materia di salute, sostegno al lavoro e all'economia, nonché di politiche sociali connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-1

 

 

 

 

Art. 119

Incentivi per efficientamento energetico, sisma bonus, fotovoltaico e colonnine di ricarica di veicoli elettrici

 



1. La detrazione di cui all'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, si applica nella misura del 110 per cento, per le spese documentate e rimaste a carico del contribuente, sostenute dal 1° luglio 2020 e fino al 31 dicembre 2021, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, nei seguenti casi:

 

a) interventi di isolamento termico delle superfici opache verticali e orizzontali che interessano l'involucro dell'edificio con un'incidenza superiore al 25 per cento della superficie disperdente lorda dell'edificio medesimo. La detrazione di cui alla presente lettera e' calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 60.000 moltiplicato per il numero delle unita' immobiliari che compongono l'edificio. I materiali isolanti utilizzati devono rispettare i criteri ambientali minimi di cui al decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare 11 ottobre 2017, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 259 del 6 novembre 2017.

 

b) interventi sulle parti comuni degli edifici per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti centralizzati per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a condensazione, con efficienza almeno pari alla classe A di prodotto prevista dal regolamento delegato (UE) n. 811/2013 della Commissione del 18 febbraio 2013, a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all'installazione di impianti fotovoltaici di cui al comma 5 e relativi sistemi di accumulo di cui al comma 6, ovvero con impianti di microcogenerazione. La detrazione di cui alla presente lettera e' calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 30.000 moltiplicato per il numero delle unita' immobiliari che compongono l'edificio ed e' riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell'impianto sostituito;

 

c) interventi sugli edifici unifamiliari per la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale esistenti con impianti per il riscaldamento, il raffrescamento o la fornitura di acqua calda sanitaria a pompa di calore, ivi inclusi gli impianti ibridi o geotermici, anche abbinati all'installazione di impianti fotovoltaici di cui al comma 5 e relativi sistemi di accumulo di cui al comma 6, ovvero con impianti di microcogenerazione. La detrazione di cui alla presente lettera e' calcolata su un ammontare complessivo delle spese non superiore a euro 30.000 ed e' riconosciuta anche per le spese relative allo smaltimento e alla bonifica dell'impianto sostituito.

 

 

2. L'aliquota prevista al comma 1, alinea, si applica anche a tutti gli altri interventi di efficientamento energetico di cui all'articolo 14 del citato decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013, nei limiti di spesa previsti per ciascun intervento di efficientamento energetico previsti dalla legislazione vigente e a condizione che siano eseguiti congiuntamente ad almeno uno degli interventi di cui al comma 1.

 

 

3. Ai fini dell'accesso alla detrazione, gli interventi di cui ai commi 1 e 2 rispettano i requisiti minimi previsti dai decreti di cui al comma 3-ter dell'articolo 14 del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e, nel loro complesso, devono assicurare, anche congiuntamente agli interventi di cui ai commi 5 e 6, il miglioramento di almeno due classi energetiche dell'edificio, ovvero, se non possibile, il conseguimento della classe energetica piu' alta, da dimostrare mediante l'attestato di prestazione energetica (A.P.E), di cui all'articolo 6 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, ante e post intervento, rilasciato da tecnico abilitato nella forma della dichiarazione asseverata.

 

 

4. Per gli interventi di cui ai commi da 1-bis a 1-septies dell'articolo 16 del decreto-legge n. 63 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 90 del 2013 l'aliquota delle detrazioni spettanti e' elevata al 110 per cento per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021. Per gli interventi di cui al primo periodo, in caso di cessione del corrispondente credito ad un'impresa di assicurazione e di contestuale stipula di una polizza che copre il rischio di eventi calamitosi, la detrazione prevista nell'articolo 15, comma 1, lettera f-bis), del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, spetta nella misura del 90 per cento. Le disposizioni di cui al primo e al secondo periodo non si applicano agli edifici ubicati in zona sismica 4 di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio dei ministri n. 3274 del 20 marzo 2003, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 105 dell'8 maggio 2003.

 

 

5. Per l'installazione di impianti solari fotovoltaici connessi alla rete elettrica su edifici ai sensi dell'articolo 1, comma 1, lettere a), b), c) e d), del decreto del Presidente della Repubblica 26 agosto 1993, n. 412, la detrazione di cui all'articolo 16-bis, comma 1 del testo unico delle imposte sui redditi di cui al decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, spetta, per le spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, nella misura del 110 per cento, fino ad un ammontare complessivo delle stesse spese non superiore a euro 48.000 e comunque nel limite di spesa di euro 2.400 per ogni kW di potenza nominale dell'impianto solare fotovoltaico, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, sempreche' l'installazione degli impianti sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi ai commi 1 o 4. In caso di interventi di cui all'articolo 3, comma 1, lettere d), e) ed f), del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, il predetto limite di spesa e' ridotto ad euro 1.600 per ogni kW di potenza nominale.

 

 

6. La detrazione di cui al comma 5 e' riconosciuta anche per l'installazione contestuale o successiva di sistemi di accumulo integrati negli impianti solari fotovoltaici agevolati con la detrazione di cui al medesimo comma 5, alle stesse condizioni, negli stessi limiti di importo e ammontare complessivo e comunque nel limite di spesa di euro 1.000 per ogni kWh di capacita' di accumulo
del sistema di accumulo.

 

 

7. La detrazione di cui ai commi 5 e 6 e' subordinata alla cessione in favore del GSE dell'energia non auto-consumata in sito e non e' cumulabile con altri incentivi pubblici o altre forme di agevolazione
di qualsiasi natura previste dalla normativa europea, nazionale e regionale, compresi i fondi di garanzia e di rotazione di cui all'articolo 11, comma 4, del decreto legislativo 3 marzo 2011, n. 28, e gli incentivi per lo scambio sul posto di cui all'articolo 25-bis del decreto-legge 24 giugno 2014, n. 91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.

 

8. Per l'installazione di infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici, la detrazione di cui all'articolo 16-ter del decreto-legge 4 giugno 2013, n. 63, convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2013, n. 90, e' riconosciuta nella misura del 110 per cento, da ripartire tra gli aventi diritto in cinque quote annuali di pari importo, sempreche' l'installazione sia eseguita congiuntamente ad uno degli interventi di cui al comma 1.

 

 

9. Le disposizioni contenute nei commi da 1 a 8 si applicano agli interventi effettuati:
a) dai condomini;
b) dalle persone fisiche, al di fuori dell'esercizio di attivita' di impresa, arti e professioni, su unita' immobiliari, salvo quanto previsto al comma 10;
c) dagli Istituti autonomi case popolari (IACP) comunque denominati nonche' dagli enti aventi le stesse finalita' sociali dei predetti Istituti, istituiti nella forma di societa' che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di "in house providing" per interventi realizzati su immobili, di loro proprieta' ovvero gestiti per conto dei comuni, adibiti ad edilizia residenziale pubblica;
d) dalle cooperative di abitazione a proprieta' indivisa, per interventi realizzati su immobili dalle stesse posseduti e assegnati in godimento ai propri soci.

 

10. Le disposizioni contenute nei commi da 1 a 3 non si applicano agli interventi effettuati dalle persone fisiche, al di fuori di attivita' di impresa, arti e professioni, su edifici unifamiliari diversi da quello adibito ad abitazione principale.

 

 

11. Ai fini dell'opzione per la cessione o per lo sconto di cuiall'articolo 121, il contribuente richiede il visto di conformita' dei dati relativi alla documentazione che attesta la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione d'imposta per gli interventi di cui al presente articolo. Il visto di conformita' e' rilasciato ai sensi dell'articolo 35 del decreto legislativo 9 luglio 1997, n. 241, dai soggetti indicati alle lettere a) e b), del comma 3 dell'articolo 3 del decreto del Presidente della Repubblica 22 luglio 1998, n. 322, e dai responsabili dell'assistenza fiscale dei centri costituiti dai soggetti di cui all'articolo 32 dello stesso decreto legislativo n. 241 del 1997.

 

 

12. I dati relativi all'opzione sono comunicati esclusivamente in via telematica secondo quanto disposto con provvedimento del direttore dell'Agenzia delle entrate, che definisce anche le modalita' attuative del presente articolo, da adottare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore del presente decreto.

 


13. Ai fini dell'opzione per la cessione o per lo sconto di cui all'articolo 121:
a) per gli interventi di cui ai commi 1, 2 e 3 del presente articolo, i tecnici abilitati asseverano il rispetto dei requisiti previsti dai decreti di cui al comma 3-ter dell'articolo 14 del decreto-legge n. 63 del 2013 e la corrispondente congruita' delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati. Una copia dell'asseverazione viene trasmessa esclusivamente per via telematica all' Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile (ENEA). Con decreto del Ministro dello sviluppo economico da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalita' di trasmissione della suddetta asseverazione e le relative modalita' attuative;
b) per gli interventi di cui al comma 4, l'efficacia degli stessi finalizzati alla riduzione del rischio sismico e' asseverata dai professionisti incaricati della progettazione strutturale, direzione dei lavori delle strutture e collaudo statico secondo le rispettive competenze professionali, e iscritti ai relativi Ordini o Collegi professionali di appartenenza, in base alle disposizioni di cui al decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei trasporti 28 febbraio 2017, n. 58. I professionisti incaricati attestano,
altresi', la corrispondente congruita' delle spese sostenute in relazione agli interventi agevolati.

 

 

14. Ferma l'applicazione delle sanzioni penali ove il fatto costituisca reato, ai soggetti che rilasciano attestazioni e asseverazioni infedeli si applica la sanzione amministrativa
pecuniaria da euro 2.000 a euro 15.000 per ciascuna attestazione o asseverazione infedele resa. I soggetti stipulano una polizza di assicurazione della responsabilita' civile, con massimale adeguato al numero delle attestazioni o asseverazioni rilasciate e agli importi degli interventi oggetto delle predette attestazioni o asseverazioni e, comunque, non inferiore a 500 mila euro, al fine di garantire ai propri clienti e al bilancio dello Stato il risarcimento dei danni eventualmente provocati dall'attivita' prestata. La non veridicita' delle attestazioni o asseverazioni comporta la decadenza dal beneficio. Si applicano le disposizioni della legge 24 novembre 1981, n. 689. L'organo addetto al controllo sull'osservanza della presente disposizione ai sensi dell'articolo 14 della legge 24 novembre 1981, n. 689, e' individuato nel Ministero dello sviluppo economico.

 

 

15. Rientrano tra le spese detraibili per gli interventi di cui al presente articolo quelle sostenute per il rilascio delle attestazioni e delle asseverazioni di cui ai commi 3 e 13 e del visto di
conformita' di cui al comma 11.

 

 

16. Agli oneri derivanti dal presente articolo, valutati in 62,2 milioni di euro per l'anno 2020, 1.268,4 milioni di euro per l'anno 2021, 3.239,2 milioni di euro per l'anno 2022, 2.827,9 milioni di euro per l'anno 2023, 2.659 milioni di euro per ciascuno degli anni 2024 e 2025 e 1.290,1 milioni di euro per l'anno 2026, 11,2 milioni di euro per l'anno 2031 e 48,6 milioni di euro per l'anno 2032, si
provvede ai sensi dell'articolo 265.

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

DPCM 17 maggio 2020 recante le misure per il contenimento dell'emergenza epidemiologica da Covid-19

 

in vigore dal 18 maggio 2020

 

 

 

 

 

 Di seguito vengono riportati integralmente il DPCM del 17 maggio 2020 con i relativi allegati in vigore dal 18 maggio 2020.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

DECRETO-LEGGE 16 maggio 2020, n. 33.
Ulteriori misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19

 

 

 

 

 

Art. 1.

 

Misure di contenimento della diffusione del COVID-19

 

 

 

 

1. A decorrere dal 18 maggio 2020, cessano di avere effetto tutte le misure limitative della circolazione all'interno del territorio regionale di cui agli articoli 2 e 3 del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, e tali misure possono essere adottate o reiterate, ai sensi degli stessi articoli 2 e 3, solo con riferimento a specifiche aree del territorio medesimo interessate da particolare aggravamento della situazione epidemiologica.

 

2. Fino al 2 giugno 2020 sono vietati gli spostamenti, con mezzi di trasporto pubblici e privati, in una regione diversa rispetto a quella in cui attualmente ci si trova, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza.

 

3. A decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti interregionali possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, in relazione a specifiche aree del territorio nazionale, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico effettivamente presente in dette aree.

 

4. Fino al 2 giugno 2020, sono vietati gli spostamenti da e per l'estero, con mezzi di trasporto pubblici e privati, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute o negli ulteriori casi individuati con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020; resta in ogni caso consentito il rientro presso il proprio domicilio, abitazione o residenza. A decorrere dal 3 giugno 2020, gli spostamenti da e per l'estero possono essere limitati solo con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, anche in relazione a specifici Stati e territori, secondo principi di adeguatezza e proporzionalità al rischio epidemiologico e nel rispetto dei vincoli derivanti dall'ordinamento dell'Unione europea e degli obblighi internazionali.

 

5. Gli spostamenti tra lo Stato della Città del Vaticano o la Repubblica di San Marino e le regioni con essi rispettivamente confinanti non sono soggetti ad alcuna limitazione.

 

6. È fatto divieto di mobilità dalla propria abitazione o dimora alle persone sottoposte alla misura della quarantena per provvedimento dell'autorità sanitaria in quanto risultate positive al virus COVID-19, fino all'accertamento della guarigione o al ricovero in una struttura sanitaria o altra struttura allo scopo destinata.

 

7. La quarantena precauzionale è applicata con provvedimento dell'autorità sanitaria ai soggetti che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di soggetti positivi al virus COVID-19 e agli altri soggetti indicati con i provvedi- menti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.

 

8. È vietato l'assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Le manifestazioni, gli eventi e gli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, ivi compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo e fieristico, nonché ogni attività convegnistica o congressuale, in luogo pubblico o aperto al pubblico, si svolgono, ove ritenuto possibile sulla base dell'andamento dei dati epidemiologici, con le modalità stabilite con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.
9. Il sindaco può disporre la chiusura temporanea di specifiche aree pubbliche o aperte al pubblico in cui sia impossibile assicurare adeguatamente il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

 

10. Le riunioni si svolgono garantendo il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro.

 

11. Le funzioni religiose con la partecipazione di persone si svolgono nel rispetto dei protocolli sottoscritti dal  Governo e dalle rispettive confessioni contenenti le misure idonee a prevenire il rischio di contagio.

 

12. Le disposizioni di cui ai commi 7, 8, 10 e 11 sono attuate con provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, che possono anche stabilire differenti termini di efficacia.

 

13. Le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado, nonché la frequenza delle attività scolastiche e di formazione superiore, comprese le Università e le Istituzioni di Alta Formazione Artistica Musicale e Coreutica, di corsi professionali, master, corsi per le professioni sanitarie e università per anziani, nonché i corsi professionali e le attività formative svolte da altri enti pubblici, anche territoriali e locali e da soggetti privati, sono svolte con modalità definite con provvedimento adottato ai sensi dell'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020.

 

14. Le attività economiche, produttive e sociali devono svolgersi nel rispetto dei contenuti di protocolli o linee guida idonei a prevenire o ridurre il rischio di contagio nel settore di riferimento o in ambiti analoghi, adottati dalle regioni o dalla Conferenza delle regioni e delle province autonome nel rispetto dei principi contenuti nei protocolli o nelle linee guida nazionali. In assenza di quelli regionali trovano applicazione i protocolli o le linee guida adottati a livello nazionale. Le misure limitative delle attività economiche, produttive e sociali possono essere adottate, nel rispetto dei principi di adeguatezza e proporzionalità, con provvedimenti emanati ai sensi dell'articolo 2 del decreto- legge n. 19 del 2020 o del comma 16.

 

15. Il mancato rispetto dei contenuti dei protocolli o delle linee guida, regionali, o, in assenza, nazionali, di cui al comma 14 che non assicuri adeguati livelli di protezione determina la sospensione dell'attività fino al ripristino delle condizioni di sicurezza.

 

16. Per garantire lo svolgimento in condizioni di sicurezza delle attività economiche, produttive e sociali, le regioni monitorano con cadenza giornaliera l'andamento della situazione epidemiologica nei propri territori e, in relazione a tale andamento, le condizioni di adeguatezza del sistema sanitario regionale. I dati del monitoraggio sono comunicati giornalmente dalle regioni al Ministero della salute, all'Istituto superiore di sanità e al comitato tecnico-scientifico di cui all'ordinanza del Capo del dipartimento della protezione civile del 3 febbraio 2020, n. 630, e successive modificazioni. In relazione all'andamento della situazione epidemiologica sul territorio, accertato secondo i criteri stabiliti con decreto del Ministro della salute del 30 aprile 2020 e sue eventuali modificazioni, nelle more dell'adozione dei decreti del Presidente del Consiglio dei ministri di cui all'articolo 2 del decreto-legge n. 19 del 2020, la Regione, informando contestualmente il Ministro della salute, può introdurre misure derogatorie, ampliative o restrittive, rispetto a quelle disposte ai sensi del medesimo articolo 2.

 

 

 


Art. 2.


Sanzioni e controlli

 

 

 

 

 

1. Salvo che il fatto costituisca reato diverso da quello di cui all'articolo 650 del codice penale, le violazioni delle disposizioni del presente decreto, ovvero dei decreti e delle ordinanze emanati in attuazione del presente decreto, sono punite con la sanzione amministrativa di cui all'articolo 4, comma 1, del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19. Nei casi in cui la violazione sia commessa nell'esercizio di un'attività di impresa, si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.

 

2. Per l'accertamento delle violazioni e il pagamento in misura ridotta si applica l'articolo 4, comma 3, del decreto-legge n. 19 del 2020. Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità statali sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure disposte da autorità regionali e locali sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte. All'atto dell'accertamento delle violazioni di cui al secondo periodo del comma 1, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l'autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.

 

3. Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all'articolo 1, comma 6, è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265.

 

 

 


Art. 3.


Disposizioni finali

 

 

 

 

 

1. Le misure di cui al presente decreto si applicano dal 18 maggio 2020 al 31 luglio 2020, fatti salvi i diversi termini previsti dall'articolo 1.

 

2. Le disposizioni del presente decreto si applicano alle Regioni a statuto speciale e alle Province autonome di Trento e di Bolzano compatibilmente con i rispettivi statuti e le relative norme di attuazione.

 

3. Dall'attuazione del presente decreto non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica e le amministrazioni interessate provvedono alle attività ivi previste mediante utilizzo delle risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

 

 

 

 

DECRETO LEGGE 16 maggio 2020 n. 33

 

 

 

 

 


 

  

ULTERIORE ORDINANZA AI SENSI DELL'ARTICOLO 32 DELLA LEGGE 23 DICEMBRE 1978, N. 833 IN TEMA DI MISURE PER LA GESTIONE DELL'EMERGENZA SANITARIA LEGATA ALLA DIFFUSIONE DELLA SINDROME DA COVID-19.

 

 

30 APRILE 2020

 

 

 

 

Alcune indicazioni contenute nel decreto.

 

Mascherine obbligatorie in Emilia-Romagna nei locali aperti al pubblico e nei luoghi all'aperto, laddove non sia possibile mantenere il distanziamento di un metro.

 

 

Possibilità di raggiungere le seconde case per le attività di manutenzione.

 

Possibilità di praticare l'allenamento e l'attività motoria e sportiva all'aperto, solo in forma individuale.

 

Riapertura di parchi e giardini (ma non le spiagge), biblioteche (per la sola attività di prestito, non di consultazione) e cimiteri.

 

 

 

Le disposizioni si applicano a tutto il territorio regionale, compresa la provincia di Piacenza, che in base al provvedimento viene riallineata al resto del territorio regionale.

 

 

 

Decreto completo del 30 aprile 2020 pdf 

 

 

 

 

 

 

Progetti innovativi per la messa in sicurezza Covid degli ambienti di lavoro

 

 

 

PROGETTI DI RICERCA E INNOVAZIONE INDUSTRIALE PER SOLUZIONI DI CONTRASTO ALLA DIFFUSIONE DEL COVID-19. CONTRIBUTI A IMPRESE E CENTRI DI RICERCA -

 

INTEGRAZIONI E RETTIFICHE AL BANDO E RELATIVA MODULISTICA APPROVATO CON DELIBERA DI GIUNTA REGIONALE N. 342/2020.

 

STANZIAMENTO FONDI: 5.000.000 euro

 

 

 

Delibera Numero 342 del 14/04/2020

 

Delibera Numero 381 del 24/04/2020

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro

 

 

Aggiornamento del 24 aprile 2020

 

 

 

 

 

Protocollo del 24/04/2020 pdf

 

 

 

 

 

 

 

Il Commissario straordinario per l'emergenza Covid-19, ha firmato l'Ordinanza n. 11/2020 che fissa i prezzi massimi di vendita al consumo delle mascherine facciali

(STANDARD UNI EN 14683).

 

 

 

 

 

Ordinanza 10/2020 pdf

 

 

 


 

 

 

Emergenza COVID-19: attività di monitoraggio del rischio sanitario connesse al passaggio dalla fase 1 alla fase 2A di cui all'allegato 10 del DPCM 26/4/2020.

 

 

 

 

 

Allegato decreto Covid19 contact tracing 30/04/2020 pdf

 

 


 

 

 

ORDINANZA IN TEMA DI MISURE PER LA GESTIONE DELL'EMERGENZA SANITARIA LEGATA ALLA DIFFUSIONE DELLA SINDROME DA COVID-19. DISPOSIZIONI IN MERITO ALLE PRESTAZIONI SANITARIE.

 

Dal 28 aprile 2020 è consentita da parte delle strutture del Sistema Sanitario Pubblico e Privato l'erogazione di prestazioni anche programmabili e non urgenti.

 

 

 

 

 

DECRETO Numero 70 del 27/04/2020 pdf

 

 

 


 

 

 

Documento tecnico sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione

 

 

 

 

 

La pubblicazione, contiene indicazioni mirate ad affrontare la graduale ripresa in sicurezza delle attività produttive e a garantire adeguati livelli di tutela della salute per tutta la popolazione ed è stata approvata dal Comitato Tecnico Scientifico istituito presso la Protezione Civile, a cui Inail partecipa con un suo rappresentante, ed è frutto di un lavoro di ricerca condotto dall'Istituto anche in qualità di organo tecnico scientifico del Servizio Sanitario Nazionale.

 

Contiene inoltre un focus sull'adozione di misure organizzative, di prevenzione e protezione e di lotta all'insorgenza di focolai epidemici, anche in considerazione di quanto già contenuto nel "Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro" stipulato tra Governo e Parti sociali il 14 marzo 2020.

 

 

Si ricorda che ha rilevanza civile, penale ed amministrativa il non rispetto del protocollo di contenimento come ampiamente illustrato in precedenza.

 

 

 

 

DOCUMENTO TECNICO INAIL pfd

 

 


 

 

Verifiche Ispettorato Nazionale del Lavoro relativamente alle misure di contrasto al COVID-19 

 

 

 

L' Ispettorato Nazionale del Lavoro, con la nota n. 149 del 20 aprile 2020, spiega come si svolgeranno, le attività di controllo nelle aziende che hanno potuto proseguire la produzione perché in possesso di specifici codici Ateco.
Le verifiche sono finalizzate ad accertare l'attuazione, da parte dei datori di lavoro, delle procedure organizzative e gestionali oggetto del "Protocollo di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro".
In particolare, con il D.P.C.M. 10 aprile 2020, il Governo ha dato la possibilità a determinate aziende di proseguire l'attività lavorativa ( aziende classificate per particolari attività economiche di particolare importanza nazionale tali da dover necessariamente proseguire la produzione anche in questo periodo). Lo stesso Decreto demanda al Prefetto la verifica circa la corretta esecuzione delle misure ivi previste, nonché il coordinamento delle verifiche effettuate dalle amministrazioni competenti.
Pertanto è stato chiesto all'Ispettorato Nazionale del Lavoro il controllo relativo alla sussistenza, da parte dei datori di lavoro, delle procedure organizzative e gestionali che questi devono avere per continuare l'attività lavorativa e, più nello specifico, nell'osservare tutte le precauzioni idonee per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro e la sussistenza di adeguati livelli di protezione dei lavoratori.Infatti, per le attività non sospese, vengono imposte regole di sicurezza il cui mancato rispetto può portare anche alla chiusura dei locali aziendali.

 

 

 

Ciò in quanto l'articolo 2, comma 10, del D.P.C.M. 10 aprile 2020 evidenzia come, per le imprese che svolgono attività non sospese, debba essere rispettato proprio il contenuto del protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro.

 

 

 

Nota INL verifiche anti contagio pdf

 

Allegato D ed E pdf

 

 


 

 

 

APPROFONDIMENTO DEL RISPETTO DEI CONTRATTI TRA LE PARTI DURANTE IL PERIODO EMERGENZIALE DA CORONAVIRUS

 

 

 

 

 

 

 

Interruzione dei contratti per cause di forza maggiore

 

 

 

 

La normativa introdotta dal Legislatore in questo periodo emergenziale, disciplina solamente le seguenti tipologie di contratto:

 

  • i contratti di soggiorno e i contratti per l'acquisto di biglietti per spettacoli, musei e altri luoghi di cultura dichiarati risolti di diritto con conseguente obbligo di rimborso ai clienti di quanto già eventualmente pagato. (art. 88 del D.L. 17 marzo 2020, n. 18)

 

  • i contratti di trasporto aereo, ferroviario, marittimo e terrestre. (art. 28, D.L. 2 marzo 2020, n. 9)

 

 

Alla luce di quanto detto, occorre pertsnto rifarsi alla disciplina generale del Codice Civile; e proprio in questo senso è da interpretarsi l'art. 91 del Decreto Legge 17 marzo 2020, n. 18 che ha introdotto il comma 6-bis all'art. 3 del Decreto Legge 23 febbraio 2020, n. 6 secondo cui "il rispetto delle misure di contenimento di cui al presente decreto è sempre valutata ai fini dell'esclusione, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1218 e 1223 c.c., della responsabilità del debitore, anche relativamente all'applicazione di eventuali decadenze o penali connesse a ritardi o omessi adempimenti".

 

 

La norma in esame funge da indicatore della potenziale applicabilità della disciplina dell'impossibilità sopravvenuta nelle fattispecie che verranno portate alla cognizione dell'Autorità Giudiziaria.

 

 

Ciò premesso, l'art. 1218 Codice Civile, norma di portata generale giustamente richiamata dal predetto comma 6-bis di cui sopra si è fatto cenno, prevede che "il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile".

 

 

Pertanto, il debitore sarà esente da responsabilità se prova che:

 

 

  • la prestazione dovuta è divenuta oggettivamente impossibile 
  • tale impossibilità dipende da una causa "esterna" alla volontà del debitore stesso; ed è parimenti noto che la "causa impeditiva dell'adempimento" vada ricercata in un evento di carattere straordinario, imprevedibile e inevitabile, che può essere classificato, di volta in volta, come caso fortuito, forza maggiore o un provvedimento della Pubblica Autorità.

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

La risoluzione del contratto per eccessiva onerosità

 

 

 

 

 

Spesso accade che la "causa esterna" di cui si è detto ai fini dell'esonero da responsabilità da parte del debitore e della estinzione o sospensione della relativa obbligazione, integri la figura dell'avvenimento straordinario e imprevedibile, di rilievo giuridico qualora il suo verificarsi, nell'ambito dei contratti a esecuzione continuata o periodica ovvero a esecuzione differita, comporti che la prestazione di una delle parti sia divenuta eccessivamente onerosa, al punto da legittimare tale parte a domandare la risoluzione del contratto ai sensi dell'art. 1467 Codice Civile(Nei contratti a esecuzione continuata o periodica, ovvero a esecuzione differita, se la prestazione di una delle parti è divenuta eccessivamente onerosa per il verificarsi di avvenimenti straordinari e imprevedibili, la parte che deve tale prestazione può domandare la risoluzione del contratto, con gli effetti stabiliti dall'articolo 1458. La risoluzione non può essere domandata se la sopravvenuta onerosità rientra nell'alea normale del contratto. La parte contro la quale è domandata la risoluzione può evitarla offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto).

 

 


Si tratta di un rimedio che, a differenza dell'istituto della impossibilità sopravvenuta, ha natura prettamente giudiziale e può essere invocato solo dalla parte la cui prestazione sia divenuta eccessivamente onerosa.

 

 

L'altra parte ha il diritto di evitare la risoluzione offrendo di modificare equamente le condizioni del contratto.

 

 

 


 

 

 

Contratti di appalti

 

 

 

 

Il contratto di appalto presenta una propria disciplina in caso di impossibilità di esecuzione dell'opera.

 


L'art. 1672 Codice Civile prevede che il committente, nei limiti in cui la parte di opera compiuta gli sia utile, deve versare all'appaltatore la corrispondente quota-parte di prezzo proporzionata al corrispettivo pattuito per l'opera intera. Quindi, ferma la derogabilità della norma,il committente nulla deve all'appaltatore per la parte dell'opera non eseguita (tanto che le materie prime eventualmente acquisite per la realizzazione di tale parte restano di proprietà dell'appaltatore), oppure in caso di sospensione temporanea dei lavori.
Inoltre non è tenuto a versare somme per lavori eseguiti se essi non rispondono ad una sua utilità. Le spese generali che l'appaltatore avesse già sostenuto anche per la parte non eseguita dell'opera, in base al principio di assunzione del rischio d'impresa ex art. 1655 c.c., restano a carico dell'appaltatore stesso.
Di rilievo, è la norma specifica dell'appalto di cui all'art. 1664 c.c. secondo cui:

 

- al primo comma, appaltatore e committente possono chiedere una revisione del prezzo qualora si siano verificati aumenti o diminuzioni nel costo dei materiali o della mano d'opera per effetto di circostanze imprevedibili;

- al secondo comma, il solo appaltatore ha diritto a un equo compenso se si manifestino difficoltà di esecuzione derivanti da cause geologiche, idriche e simili.


L'attuale emergenza nazionale da COVID-19, come disposto per legge, potrebbe configurarsi come "circostanza imprevedibile" di cui al primo comma ovvero, rientrare nei similia di cui al secondo comma e, ferme naturalmente le valutazioni caso per caso, assumere di conseguenza la funzione di causa giustificatrice di eventuali aumenti del costo dei materiali o dei servizi o della mano d'opera.
Alle medesime conclusioni si ritiene di poter pervenire con riguardo alla disciplina generale della risoluzione per eccessiva onerosità ex art. 1667 c.c.

 

 

 


 

 

  

L'inadempimento contrattuale delle parti da causa non imputabile

 

 

 

 

 

L'art. 1218 Codice Civile (Il debitore che non esegue esattamente la prestazione dovuta è tenuto al risarcimento del danno, se non prova che l'inadempimento o il ritardo è stato determinato da impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile) deve essere letto in uno con l'art. 1256, comma 1, Codice Civile che idealmente lo affianca prevedendo la conseguenza del verificarsi dell'impossibilità ad adempiere determinata da causa non imputabile, ovverossia l'estinzione dell'obbligazione nonché, ai sensi e per gli effetti degli artt. 1463 e 1458 Codice Civile, la risoluzione de iure del contratto.
La giurisprudenza ha chiarito a più riprese che entrambe le parti sono legittimate a far valere la risoluzione del contratto ex art. 1463 c.c.: il debitore, prestatore della prestazione divenuta impossibile per il verificarsi di una "causa esterna"; e il creditore della prestazione altrui, impossibilitato a utilizzarla.
Se l'impossibilità ad adempiere fosse solo temporanea, l'adempimento delle obbligazioni nascenti dal contratto si intende "sospeso".

In particolare, il debitore non è tenuto all'adempimento finché perduri la causa impeditiva dell'esecuzione della prestazione, e potrà adempiervi in seguito, ossia cessata la causa predetta.
Tuttavia, la sospensione non può protrarsi sine die, e ciò in quanto:

 

- il debitore, prestatore della prestazione, in relazione al contratto o alla natura della stessa, potrebbe non essere più ritenuto obbligato a darvi esecuzione.

 

- il creditore, fruitore della prestazione altrui, potrebbe non avere più interesse a ricevere la prestazione stessa


Pertanto, pur al verificarsi di una causa di non imputabilità, non tutte le prestazioni divengono per ciò solo oggettivamente impossibili.
Occorre, valutare la causa declinandone gli effetti in ragione dell'oggetto dell'obbligazione; perché se è vero che l'impossibilità può operare generaliter con riguardo alle obbligazioni di facere e di dare un bene infungibile, ciò non può dirsi per le obbligazioni di dare un bene fungibile.
Anzi, a questo proposito, la regola generale è che le obbligazioni di dare un bene fungibile, quali sono ad esempio le obbligazioni di pagamento, non divengono mai oggettivamente impossibili; per restare all'esempio citato, il pagamento di una somma di denaro può essere sempre eseguito perché è possibile, almeno in via teorica, procurarsi la somma necessaria per farvi fronte.
Tuttavia, in letteratura giuridica si è introdotto, a titolo di correttivo della regola generale sopra illustrata, il concetto di "inesigibilità" della prestazione: vi possono essere casi, infatti, in cui, alla luce degli obblighi di correttezza e buona fede in executivis, non è lecito domandare la prestazione alla controparte, con la conseguenza che se quest'ultima è tenuta ad adempiere un'obbligazione di pagamento non le si può chiedere l'adempimento (anche perché, di converso, la stessa potrebbe a quel punto sollevare l'eccezione di inadempimento ex art. 1460 c.c. e il relativo rifiuto non apparirebbe contrario a buona fede).
Tale correttivo non è ovviamente predicabile qualora la controprestazione a cui l'obbligazione di pagamento si riferisce sia stata eseguita anteriormente al verificarsi della "causa di non imputabilità": qui si assiste semplicemente all'insorgenza di un debito, di per sé insensibile a qualsiasi avvenimento che si verificasse nel prosieguo del rapporto contrattuale (tale è il caso dell'inadempimento verificatosi anteriormente all'insorgere della causa di non imputabilità. E di esso se ne occupa l'art. 1221 c.c. secondo cui il debitore costituito in mora ex art. 1219 c.c. non è liberato per la sopravvenuta impossibilità della prestazione derivante da causa a lui non imputabile (salva la prova che l'oggetto della prestazione sarebbe ugualmente perito nelle mani del creditore).

 

 


 

 

 

Contratti di Locazione

 

 

 

Nella locazione, tanto il locatore quanto il conduttore possono far valere l'impossibilità sopravvenuta della prestazione: il primo, perché non è più in grado di garantire il pacifico godimento del bene; il secondo, perché è impossibilitato ad utilizzare il bene stesso.
Con riferimento all'attuale emergenza epidemiologica, ciò naturalmente vale per le locazioni aventi ad oggetto immobili ad uso non abitativo in cui viene esercitata un'attività obbligatoriamente sospesa dal DPCM 11 marzo 2020 ovvero dalle ordinanze regionali che sono fiorite al riguardo.


Ne deriva che, durante la sospensione dell'attività imposta dalla Pubblica Autorità, il conduttore è legittimato a sospendere il pagamento del canone locatizio nei confronti del locatore, e quest'ultimo, di converso, non è legittimato a pretenderne il pagamento.


Un ulteriore rimedio consentito al conduttore potrebbe consistere nel recesso dalla locazione avente ad oggetto un immobile ad uso non abitativo qualora ricorrano i "gravi motivi" di cui all'art. 27, L. 27 luglio 1978, n. 392.


Inoltre, si può forse ipotizzare l'applicazione, in favore del conduttore, dell'art. 1623 Codice Civile in via di analogia legis dettato in tema di affitto di cosa produttiva, secondo cui se, in conseguenza di una disposizione di legge o di un provvedimento di un'autorità il rapporto contrattuale risulti notevolmente modificato in modo che il conduttore ne risenta una perdita, quest'ultimo può richiedere una diminuzione del canone di affitto ovvero, secondo le circostanze, lo scioglimento del contratto.


Si tratta di una norma di carattere speciale rispetto alla disciplina, già esaminata, della risoluzione per eccessiva onerosità ex art. 1467 Codice Civile, la quale non può escludersi che possa anch'essa essere utilmente invocata dal conduttore qualora, a seguito dell'emergenza epidemiologica, derivi una grave crisi economica, la cui portata e i cui effetti, tuttavia, non sono al momento predicibili.


Alle medesime considerazioni si deve pervenire con riguardo ai contratti di affitto di azienda qualora l'attività esercitata dall'azienda stessa rientri fra quelle obbligatoriamente sospese da un provvedimento della Pubblica Autorità.

 

 


 

 

 

Coronavirus: responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio da COVID-19

 

 


In caso di contagio da COVID-19 di un dipendente, vi è la possibilità per il datore di lavoro, di incorrere nella responsabilità penale per i reati di lesioni personali gravi o gravissime o di omicidio colposo qualora non siano state adottate le misure necessarie a prevenire il rischio di contagio dei lavoratori, cagionando la malattia o addirittura la morte del lavoratore.
In queste ipotesi dovrebbe essere comunque dimostrato che il contagio sia avvenuto:


- a causa della mancata adozione delle misure di prevenzione da parte del datore di lavoro

- nell'ambiente di lavoro nel quale lavora il dipendente



La colpa specifica del datore di lavoro potrebbe essere individuata nella mancata osservanza delle disposizioni del Decreto Legislativo 81/08 e, in particolare, dell'articolo 18.

La colpa specifica potrebbe essere individuata anche in caso di omessa o insufficiente vigilanza sanitaria (articolo 41), o in relazione alla violazione dell'obbligo di effettuare la valutazione dei rischi (articolo 17) e, in particolare, della valutazione del rischio biologico (articolo 271).
Poiché il datore di lavoro ha l'obbligo di prevenire i rischi interferenziali (articolo 26), la colpa specifica potrebbe essere ravvisata nelle ipotesi in cui non introduca misure di prevenzione volte a regolare e disciplinare l'accesso da parte dei terzi nei luoghi di lavoro.


I reati di lesioni gravi/gravissime o omicidio colposo costituiscono reati presupposto della responsabilità amministrativa degli enti ex Decreto Legge 231/2001, con la possibilità di applicare all'ente, in caso di condanna, sanzioni pecuniarie che possono arrivare fino a 1,5 milioni di Euro e interdizione dall'esercizio dell'attività, sospensione/revoca autorizzazioni e accreditamenti. 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

Responsabilità civile, penale e amministrativa del datore di lavoro inerente la

salute e sicurezza del proprio dipendente

 

 

 

 

Il Datore di Lavoro, persona fisica o giuridica, pubblica o privata, deve garantire la corretta applicazione delle disposizioni di legge in materia di salute e sicurezza nell'ambiente lavorativo.

 

 

 

 

Questo non solo a tutela dei lavoratori, per ridurre o eliminare le situazioni di rischio, ma anche del datore di lavoro stesso che, in caso di inadempienze o inosservanza, può invece incorrere in cause di responsabilità penale e civile.

 

Diversi sono gli adempimenti obbligatori, in materia di salute e sicurezza, che il datore di lavoro deve dimostrare di aver applicato per evitare di incorrere in cause di responsabilità penale e civile.

 

 

 

Tra i più importanti possiamo citare:
- formazione e informazione dei lavoratori sui fattori di rischio e sulle corrette misure da adottare per prevenirli o limitarli
- distribuzione e controllo sull'utilizzo dei dispositivi di protezione individuali (DPI)
- effettuazione della sorveglianza sanitaria, quando prevista
- redazione e aggiornamento del documento di valutazione dei rischi

 

 

 

 

La responsabilità del datore di lavoro viene sancita, ab origine, da alcuni articoli presenti nel testo della Costituzione Italiana.
Articolo 32: Tutela della salute nei luoghi di lavoro.
Articolo 35: Tutela del lavoro.
Articolo 38: Tutela del lavoratore in caso di infortunio e/o malattia.
Articolo 41: L'iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza alla libertà, alla dignità umana.

 

Su questi articoli si sono poi sviluppate leggi e regolamenti che attualmente sono in vigore.

 

 

 

- I riferimenti legislativi attuali sono: il Decreto Legislativo 626/1994 e il Decreto Legislativo 81/2008 che elencano i reati contravvenzionali per l'omissione delle misure di sicurezza previste dalla legge; la colpa specifica del datore di lavoro potrebbe essere individuata nella mancata osservanza delle disposizioni del D. Lgs. 81/08 e, in particolare, dell'art. 18 che, tra gli altri, pone a carico del datore di lavoro l'obbligo di:

 

 

  • fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale
  • astenersi dal richiedere ai lavoratori di riprendere la loro attività in una situazione di lavoro in cui persiste un rischio grave e immediato
  • adottare misure per il controllo delle situazioni di rischio in caso di emergenza
  • richiedere l'osservanza da parte dei singoli lavoratori delle norme vigenti, nonché delle disposizioni aziendali in materia di salute e sicurezza e igiene sul lavoro e di uso dei mezzi di protezione collettivi e dei dispositivi di protezione individuale messi a loro disposizione
  • informare i lavoratori dei rischi e delle disposizioni prese in materia di protezione

 

- Il Codice Civile articolo 2049 (I padroni e i committenti sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro domestici e commessi nell'esercizio delle incombenze a cui sono adibiti) e articolo 2087 (L'imprenditore è tenuto ad adottare nell'esercizio dell'impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l'esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l'integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro).

 

 

 

- Il Codice Penale affrontano queste specifiche tematiche negli articoli 437 (Chiunque omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni. Se dal fatto deriva un disastro o un infortunio, la pena è della reclusione da tre a dieci anni) e 451 (Chiunque, per colpa, omette di collocare, ovvero rimuove o rende inservibili apparecchi o altri mezzi destinati alla estinzione di un incendio o al salvataggio o al soccorso contro disastri o infortuni sul lavoro, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa da euro 103 a euro 516 ).

 

 


 

 

 

 

Aggiornato al 05/04/2020

 

 

 

 

 

 

DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 10 aprile 2020


Ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, recante misure urgenti per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale.

 

 

 

 DECRETO DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 10 aprile 2020 versione pdf.

 

 

 

 


 

 

DECRETO-LEGGE 25/03/2020, n. 19. Misure urgenti per fronteggiare l'emergenza da COVID-19.

 

 

 

 


1. Salvo che il fatto costituisca reato, il mancato rispetto delle misure di contenimento di cui all'articolo 1, comma 2, individuate e applicate con i provvedimenti adottati ai sensi dell'articolo 2, comma 1, ovvero dell'articolo 3, è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 400 a euro 3.000 e non si applicano le sanzioni contravvenzionali previste dall'articolo 650 del codice penale o da ogni altra disposizione di legge attributiva di poteri per ragioni di sanità, di cui all'articolo 3, comma 3. Se il mancato rispetto delle predette misure avviene mediante l'utilizzo di un veicolo le sanzioni sono aumentate fino a un terzo.


2. Nei casi di cui all'articolo 1, comma 2, lettere i), m), p), u), v), z) e aa), si applica altresì la sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell'esercizio o dell'attività da 5 a 30 giorni.


3. Le violazioni sono accertate ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689; si applicano i commi 1, 2 e 2.1 dell'articolo 202 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, in materia di pagamento in misura ridotta. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all'articolo 2, comma 1, sono irrogate dal Prefetto. Le sanzioni per le violazioni delle misure di cui all'articolo 3 sono irrogate dalle autorità che le hanno disposte. Ai relativi procedimenti si applica l'articolo 103 del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18.


4. All'atto dell'accertamento delle violazioni ci cui al comma 2, ove necessario per impedire la prosecuzione o la reiterazione della violazione, l'autorità procedente può disporre la chiusura provvisoria dell'attività o dell'esercizio per una durata non superiore a 5 giorni. Il periodo di chiusura provvisoria è scomputato dalla corrispondente sanzione accessoria definitivamente irrogata, in sede di sua esecuzione.


5. In caso di reiterata violazione della medesima disposizione la sanzione amministrativa è raddoppiata e quella accessoria è applicata nella misura massima.


6. Salvo che il fatto costituisca violazione dell'articolo 452 del codice penale o comunque più grave reato, la violazione della misura di cui all'articolo 1, comma 2, let- tera e), è punita ai sensi dell'articolo 260 del regio decreto 27 luglio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, come modificato dal comma 7.


7. Al comma 1 dell'articolo 260 del regio decreto 27 lu- glio 1934, n. 1265, Testo unico delle leggi sanitarie, le parole «con l'arresto fino a sei mesi e con l'ammenda da lire 40.000 a lire 800.000» sono sostituite dalle seguenti: «con l'arresto da 3 mesi a 18 mesi e con l'ammenda da euro 500 ad euro 5.000».


8. Le disposizioni del presente articolo che sostituisco- no sanzioni penali con sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni commesse anteriormente alla data di entrata in vigore del presente decreto, ma in tali casi le sanzioni amministrative sono applicate nella misura minima ridotta alla metà. Si applicano in quanto compatibili le disposizioni degli articoli 101 e 102 del decreto legislativo 30 dicembre 1999, n. 507.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

DECRETO-LEGGE 17 marzo 2020, n. 18.

Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori e imprese connesse all'emergenza epidemiologica da COVID-19.

 

 

 

 

Consiglio di Stato, parere sull'ambito di applicazione della sospensione dei termini dall'8 al 22 marzo 2020 previsto dall'art. 3, comma 1, d.l. n. 11 del 2020

REPUBBLICA ITALIANA

Consiglio di Stato

Adunanza della Commissione speciale del 10 marzo 2020

 

 

OGGETTO: Segretario Generale della Giustizia Amministrativa

Quesito sull'interpretazione dell'articolo 3, comma 1, d.l. 8 marzo 2020 n. 11 recante «Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria»;

 

 

 

LA COMMISSIONE SPECIALE del 10 marzo 2020

Vista la nota 9 marzo 2020, prot. 1248, con la quale il Segretario Generale della Giustizia Amministrativa ha chiesto il parere del Consiglio di Stato sull'affare consultivo in oggetto;
Visto il decreto del Presidente del Consiglio di Stato, 10 marzo 2020, n. 70, di istituzione della Commissione speciale, ai sensi degli artt. 22 r.d. 26 giugno 1924 n. 1054 e 40 r.d. 21 aprile 1942 n. 444;
Esaminati gli atti e udito il relatore, consigliere Vincenzo Neri, alla presenza anche dei consiglieri Giulio Veltri, Dario Simeoli e Antonella Manzione;

1. Con nota 9 marzo 2020, prot. 1248, il Segretario Generale della Giustizia amministrativa ha formulato quesito circa l'applicazione dell'articolo 3, comma 1, d.l. 8 marzo 2020 n. 11, recante «Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria» (d'ora in poi, decreto).
Con decreto del Presidente del Consiglio di Stato, 10 marzo 2020, n. 70, l'affare è stato deferito alla Commissione speciale all'uopo nominata, ai sensi degli artt. 22 r.d. 26 giugno 1924 n. 1054 e 44 r.d. 21 aprile 1942 n. 444.
In data 10 marzo 2020 la Commissione speciale si è riunita – tramite conferenza telefonica – alla presenza di tutti i suoi componenti.

2. Il Segretario Generale, dopo aver esposto il contesto nel quale si è resa necessaria l'emanazione del d.l. 8 marzo 2020 n. 11, per quanto di interesse, ha soffermato l'attenzione sull'articolo 3, comma 1, del decreto in questione.
In relazione a tale disposizione, ha evidenziato che «dal combinato disposto delle due norme (la richiamante e la richiamata) sicuramente si evince che: a) la sospensione dei termini dall'8 al 22 marzo non si applica per i procedimenti cautelari; b) si applica invece a tutti gli altri procedimenti soggetti a trattazione camerale o in pubblica udienza».
Ciò premesso ha rilevato che «tuttavia l'esatto perimetro di quanto previsto sub b) ... desta dubbi, in particolare ove - come sembrerebbe dalla lettera della norma - in tale sospensione dovessero ricomprendersi anche i termini per il deposito di atti defensionali ulteriori e diversi dal ricorso introduttivo».
Il Segretario generale, dopo aver esaminato le diverse opzioni interpretative, ha formulato apposito quesito ritenendo, dal canto suo, che «alla luce di una interpretazione teleologica, informata anche al principio di proporzionalità delle misure, che la norma debba essere intesa come limitata, nel suo perimetro di applicazione, alla sola attività di notifica e deposito del ricorso, o forse più correttamente solo alla prima, essendo il deposito mera attività telematica».

3. Preliminarmente va affrontata la questione relativa alla possibilità di svolgere l'adunanza della Commissione speciale con conferenza telefonica o con modalità telematiche.
Ritiene la Commissione che l'articolo 3, comma 5, del decreto – nella parte in cui consente «lo svolgimento delle udienze pubbliche e camerali che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante collegamenti da remoto con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei difensori alla trattazione dell'udienza» – consenta tale possibilità. Peraltro, nel caso dell'attività consultiva, ad avviso della Commissione, non sussistono ostacoli di alcun genere perché le adunanze si svolgono senza la presenza di pubblico e di difensori ma solo con la partecipazione dei magistrati componenti la Sezione o la Commissione speciale.
Tale conclusione risulta peraltro in linea con quanto stabilito dall'articolo 1, comma 1, lett. q), d.P.C.M. 8 marzo 2020 (pubblicato sulla g.u. 8 marzo 2020 n. 60, nella parte in cui stabilisce che «sono adottate, in tutti i casi possibili, nello svolgimento di riunioni, modalità di collegamento da remoto»), ora esteso all'intero territorio nazionale dall'art. 1, d.P.C.M 9 marzo 2020.
Altre disposizioni di legge, pur non riferite espressamente all'attività consultiva del Consiglio di Stato ma a quella amministrativa, sono la chiara dimostrazione di un indirizzo legislativo volto a potenziare il ricorso agli strumenti telematici. Ed invero nelle norme sotto elencate può trovarsi una conferma:
a. articolo 3 bis l. 241/1990 ("Per conseguire maggiore efficienza nella loro attività, le amministrazioni pubbliche incentivano l'uso della telematica, nei rapporti interni, tra le diverse amministrazioni e tra queste e i privati");
b. articolo 14, comma 1, l. 241/1990 ("La prima riunione della conferenza di servizi in forma simultanea e in modalità sincrona si svolge nella data previamente comunicata ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 2, lettera d), ovvero nella data fissata ai sensi dell'articolo 14-bis, comma 7, con la partecipazione contestuale, ove possibile anche in via telematica, dei rappresentanti delle amministrazioni competenti");
c. articolo 12 d. lgs. 82/2005 e in particolare comma 1 ("Le pubbliche amministrazioni nell'organizzare autonomamente la propria attività utilizzano le tecnologie dell'informazione e della comunicazione per la realizzazione degli obiettivi di efficienza, efficacia, economicità, imparzialità, trasparenza, semplificazione e partecipazione nel rispetto dei principi di uguaglianza e di non discriminazione, nonché per l'effettivo riconoscimento dei diritti dei cittadini e delle imprese di cui al presente Codice in conformità agli obiettivi indicati nel Piano triennale per l'informatica nella pubblica amministrazione di cui all'articolo 14-bis, comma 2, lettera b)") e comma 3 bis ("I soggetti di cui all'articolo 2, comma 2, favoriscono l'uso da parte dei lavoratori di dispositivi elettronici personali o, se di proprietà dei predetti soggetti, personalizzabili, al fine di ottimizzare la prestazione lavorativa, nel rispetto delle condizioni di sicurezza nell'utilizzo");
d. articolo 45, comma 1, d. lgs 82/2005 ("I documenti trasmessi da soggetti giuridici ad una pubblica amministrazione con qualsiasi mezzo telematico o informatico, idoneo ad accertarne la provenienza, soddisfano il requisito della forma scritta e la loro trasmissione non deve essere seguita da quella del documento originale").
Il collegamento da remoto per lo svolgimento dell'adunanza è conseguentemente modalità alternativa allo svolgimento in aula dei lavori purché sia garantita la riservatezza del collegamento e la segretezza. Peraltro tale modalità consente di tutelare la salute dei magistrati componenti la Sezione, o la Commissione speciale, senza pregiudicare il funzionamento dell'Ufficio (che continuerà ad operare a pieno regime), rispondendo altresì alle direttive impartite dal Governo, proprio in questa fase di emergenza, in materia di home working o smart working, senza oneri per le finanze pubbliche.

4. Passando al quesito formulato, giova ricordare che l'articolo 3, comma 1, del decreto testualmente stabilisce:«1. Le disposizioni di cui all'articolo 54, commi 2 e 3, del codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, si applicano altresì dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino al 22 marzo 2020. A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto e sino al 22 marzo 2020, le udienze pubbliche e camerali dei procedimenti pendenti presso gli uffici della giustizia amministrativa sono rinviate d'ufficio a data successiva al 22 marzo 2020. I procedimenti cautelari, promossi o pendenti nel medesimo lasso di tempo, sono decisi, su richiesta anche di una sola delle parti, con il rito di cui all'articolo 56 del medesimo codice del processo amministrativo e la relativa trattazione collegiale è fissata in data immediatamente successiva al 22 marzo 2020».
Come rilevato dal Segretario generale, «il decreto legge affronta l'emergenza in due fasi: una prima fase, di immediata applicazione, che va dall'8 marzo (giorno della pubblicazione nella G.U.R.I.) al 22 marzo 2020, in cui trovano applicazione misure rigorose previste direttamente in sede di decretazione d'urgenza, quali il rinvio d'ufficio delle udienze pubbliche e camerali; e una seconda fase che giunge sino al 31 maggio in cui si applicano misure derogatorie del codice del processo amministrativo, quali la decisione della causa, di norma, sulla base dei soli scritti difensivi».
La disposizione di legge è chiara nella parte concernente l'obbligo di rinvio d'ufficio delle udienze pubbliche e camerali a data successiva al 22 marzo 2020.
È altresì chiaro che i procedimenti cautelari, promossi o pendenti tra l'8 e il 22 marzo, sono decisi, su richiesta anche di una sola delle parti, col rito monocratico e la relativa trattazione collegiale dovrà avvenire in data successiva al 22 marzo 2020.
Risulta invece di più complessa interpretazione la disposizione in relazione ai termini per il deposito di atti defensionali diversi dal ricorso introduttivo, quali, a titolo esemplificativo, il deposito di documenti, memorie e repliche stabilito dall'articolo 73, comma 1, c.p.a. La norma, come letteralmente interpretata, sembra sospendere i termini sia con riferimento agli atti introduttivi del giudizio sia in relazione agli atti di parte inerenti alla trattazione dei giudizi già incardinati. In tal senso milita il richiamo compiuto dall'articolo 3, comma 1, del decreto ai commi 2 e 3 dell'articolo 54 c.p.a.: il comma 2, infatti, sospende dal 1 al 31 agosto di ciascun anno i termini feriali mentre il comma 3 precisa che tale sospensione non si applica al procedimento cautelare. Tale interpretazione avrebbe come conseguenza la sospensione, nel periodo che va dall'8 al 22 marzo 2020, dei termini anche per il deposito di documenti, memorie e repliche relativi a procedimenti giurisdizionali da trattare in data successiva al 22 marzo 2020, con conseguente dilatazione dei termini previsti dall'articolo 73, comma 1, c.p.a. di un numero di giorni pari alla sospensione feriale decretata d'urgenza. Se così fosse, però, le udienze pubbliche e camerali, già fissate in data immediatamente successiva al periodo di sospensione in cui vige l'obbligo di rinvio, dovrebbero essere rinviate per garantire alle parti (che, nel frattempo, non abbiano espressamente rinunciato alla facoltà di depositare memorie e documenti) un "termine a ritroso" che consenta di "recuperare" i giorni della sospensione, in modo che esso non risulti inferiore a quello previsto dalla legge, con conseguenti evidenti pregiudizi alla normale ed efficiente attività giudiziaria per come programmata, pregiudizi che ricadrebbero ben oltre le due settimane previste dal decreto.
L'interpretazione letterale sembra stridere con lo spirito e la ratio del provvedimento legislativo urgente, atteso che con precipuo riguardo al termine per il deposito del ricorso (art. 45 c.p.a.) e soprattutto a quelli endoprocessuali richiamati dal già citato art. 73, comma 1, c.p.a., non si ravvisano le medesime esigenze che hanno giustificato la sospensione delle udienze pubbliche e camerali perché trattasi di attività che il difensore può svolgere in via telematica e senza necessità di recarsi presso l'ufficio giudiziario. Non appare esservi, dunque, alcun pericolo per la salute dei difensori né si moltiplicano le occasioni di contatto sociale e dunque le possibilità di contagio.
In sintesi, se la rapida diffusione dell'epidemia giustifica pienamente il rinvio d'ufficio delle udienze pubbliche e camerali, disposto dal decreto nel periodo che va dall'8 al 22 marzo 2020, allo scopo di evitare, nei limiti del possibile, lo spostamento delle persone per la celebrazione delle predette udienze, nonché la trattazione monocratica delle domande cautelari (salva successiva trattazione collegiale), sempre allo scopo di evitare lo spostamento delle persone e la riunione delle stesse all'interno degli uffici giudiziari, non sembra reperirsi adeguata giustificazione, invece, per la dilatazione dei termini endoprocessuali.
Appare, pertanto, sicuramente più in linea con la ratio del decreto legge un'altra interpretazione della norma nel senso che il periodo di sospensione riguardi esclusivamente il termine decadenziale previsto dalla legge per la notifica del ricorso (artt. 29, 41 c.p.a.) e non anche i citati termini endoprocessuali.
Per tale diversa opzione esegetica è vivo l'auspicio della Commissione che si intervenga prontamente ed urgentemente, alla prima occasione utile, a livello normativo, con provvedimento chiarificatore di carattere interpretativo e quindi di portata retroattiva, in modo da assicurare la certezza nella materia dei termini processuali a beneficio di tutte le parti dei giudizi.
La Commissione, ben consapevole in ogni caso delle difficoltà connesse ad un'interpretazione meramente letterale della disposizione, ritiene, per tale ragione, che spetti al Collegio incaricato della trattazione della causa valutare attentamente, di volta in volta, la possibilità di accordare la rimessione in termini, per errore scusabile, alla parte che non ha potuto provvedere agli adempimenti e ai depositi nei termini di legge, possibilità questa prevista in via generale dall'articolo 37 c.p.a. e, con specifico riferimento all'emergenza nazionale, anche dall'articolo 3, comma 7, del decreto (tale ultima norma, pur richiamando solo i commi 2 e 3 del già citato art. 3, non fa venir meno, ad avviso della Commissione, la portata generale dell'istituto di cui all'art. 37 c.p.a. e, dunque, la possibilità di applicarla in via generale). Come è noto, infatti, il giudice, in presenza di oggettive ragioni di incertezza su questioni di diritto o di gravi impedimenti di fatto (circostanze entrambe che potrebbero ben ricorrere in casi del genere), può disporre, anche d'ufficio, la rimessione in termini per errore scusabile.

 

 


P.Q.M.

 

 


nei termini suesposti è il parere della Commissione speciale.
Dispone, ai sensi dell'art. 58 r.d. 21 aprile 1942, n. 444, che il presente parere sia inviato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

 

L'ESTENSORE          IL PRESIDENTE
Vincenzo Neri            Gerardo Mastrandrea


IL SEGRETARIO
Cinzia Giglio

EMERGENZA SANITARIA NAZIONALE COVID-19

Disposizioni urgenti per il potenziamento del Servizio sanitario nazionale in relazione all'emergenza COVID-19.

 

 

 

GESTIONE EMERGENZA CORONAVIRUS CONSIGLIO DI STATO - TAR

UFFICIO STAMPA E COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA 

COMUNICATO


 

 

 

E' stato emanato, nella giornata di ieri, il Decreto-Legge 8 marzo 2020, n. 11, recante "Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell'attività giudiziaria"
Il decreto legge affronta l'emergenza in due fasi.
Una prima fase, di immediata applicazione, che va dall'8 marzo (giorno della pubblicazione in GU) al 22 marzo; una seconda fase che dal successivo 23 marzo giunge sino al 31 maggio.

 

1. Periodo dall'8 sino al 22 marzo: rinvio delle udienza pubbliche e camerali

 

Per quanto concerne la giustizia amministrativa la prima fase è disciplinata dall'art. 3 comma 1 il quale prevede perentoriamente che le "udienze pubbliche e camerali dei procedimenti pendenti presso gli uffici della giustizia amministrativa sono rinviate d'ufficio a data successiva al 22 marzo 2020".
Dunque nessuna udienza sarà celebrata. Trattasi di una misura drastica ma necessaria al fine di consentire, su tutto il territorio nazionale, comportamenti coerenti con gli obiettivi di contenimento del virus in questa prima fase in cui ci si attende il picco epidemiologico.
Dalla misura non sono eccettuate le udienze camerali dedicate all'esame delle domande cautelari. Per queste ultime è previsto che siano decise "su richiesta anche di una sola delle parti", con decreto monocratico con fissazione della trattazione collegiale a "data immediatamente successiva al 22 marzo 2020".

 

 

2. Periodo sino al 31 maggio: misure processuali e organizzative già operanti

 

Il primo periodo "cuscinetto" non è un mero congelamento a fini precauzionali ma costituisce anche un lasso temporale durante il quale i vertici della Giustizia amministrativa potranno studiare e predisporre misure organizzative e gestionali da applicarsi in epoca successiva al 22 marzo, calibrate sull'evoluzione epidemiologica, e necessarie per consentire il rispetto delle indicazioni igienico-sanitarie fornite dal Ministero della salute e in particolare per evitare assembramenti all'interno degli uffici giudiziari e contatti ravvicinati tra le persone.
Giova segnalare, tuttavia, che alcune rilevanti e temporanee misure di carattere processuale sono già direttamente individuate dal decreto.
Segnatamente, fino al 31 maggio il decreto prevede direttamente alcune temporanee modifiche al codice del processo amministrativo a carattere derogatorio e dispone che "tutte le controversie fissate per la trattazione, sia in udienza camerale sia in udienza pubblica, passano in decisione sulla base degli atti, salvo che almeno una delle parti abbia chiesto la discussione in udienza camerale o in udienza pubblica con apposita istanza da notificare alle altre parti costituite e da depositare almeno due giorni liberi prima della data fissata per la trattazione; anche nei casi in cui non sia stata richiesta la discussione, i difensori sono comunque considerati presenti a tutti gli effetti".
Il decreto si occupa, altresì, specificatamente dell'ipotesi in cui "almeno una delle parti abbia chiesto la discussione in udienza camerale o in udienza pubblica con apposita istanza", consentendo, in via eccezionale, l'adozione di modalità telematiche che consentano il collegamento dei magistrati e dei difensori da remoto.
E' in particolare previsto, in presenza di alcuni specifici presupposti processuali, che "....i Presidenti possono, in ragione motivata della situazione concreta di emergenza sanitaria e in deroga a quanto previsto dal codice del processo amministrativo di cui al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104, consentire lo svolgimento delle udienze pubbliche e camerali che non richiedono la presenza di soggetti diversi dai difensori delle parti mediante collegamenti da remoto con modalità idonee a salvaguardare il contraddittorio e l'effettiva partecipazione dei difensori alla trattazione dell'udienza, assicurando in ogni caso la sicurezza e la funzionalità del sistema informatico della giustizia amministrativa e dei relativi apparati e
comunque nei limiti delle risorse attualmente assegnate ai singoli uffici. In tal caso è assicurato congruo avviso dell'ora e delle modalità di collegamento. Si dà atto a verbale delle modalità con cui si accerta l'identità dei soggetti partecipanti e la libera volontà delle parti. Il luogo da cui si collegano magistrati, personale addetto e difensori delle parti è considerato aula di udienza a tutti gli effetti di legge. Di tutte le operazioni è redatto processo verbale".
Il decreto contiene, ancora, nell'art. 3, ulteriori prescrizioni di carattere processuale e organizzativo, valide sino al 31 maggio, alla cui lettura si rimanda. Per citarne alcune, esso dispone, tra l'altro, che: le udienze pubbliche siano celebrate a porte chiuse; l'obbligo del deposito di almeno una copia del ricorso in forma cartacea sia sospeso.

 

 

3. Misure organizzative demandate ai vertici degli Uffici giudiziari

 

Sin qui le misure direttamente individuate dal decreto legge.
Altre e ulteriori misure di carattere attuativo, e sempre limitatamente al periodo considerato (ossia sino al 31 maggio) potranno, come sopra accennato, essere individuate dai vertici della giustizia amministrativa e degli uffici giudiziari.
A tal fine il Decreto prevede che:
1) Il Presidente del Consiglio di Stato fornisca, se del caso, disposizioni di coordinamento;
2) I presidenti titolari delle sezioni del Consiglio di Stato, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e i presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate, sentiti l'autorità sanitaria regionale e il Consiglio dell'Ordine degli Avvocati della città ove ha sede l'Ufficio, adottino una o più delle seguenti misure:
a) la limitazione dell'accesso agli uffici giudiziari ai soli soggetti che debbono svolgervi attività urgenti;
b) la limitazione dell'orario di apertura al pubblico degli uffici o, in ultima istanza e solo per i servizi che non erogano servizi urgenti, la sospensione dell'attività di apertura al pubblico;
c) la predisposizione di servizi di prenotazione per l'accesso ai servizi, anche tramite mezzi di comunicazione telefonica o telematica, curando che la convocazione degli utenti sia scaglionata per orari fissi, e adottando ogni misura ritenuta necessaria per evitare forme di assembramento;
d) l'adozione di linee guida vincolanti per la fissazione e la trattazione delle udienze, coerenti con le eventuali disposizioni dettate dal presidente del Consiglio di Stato;
e) il rinvio delle udienze a data successiva al 31 maggio 2020, assicurando in ogni caso la trattazione delle cause rinviate entro la data del 31 dicembre 2020 in aggiunta all'ordinario carico programmato delle udienze fissate e da fissare entro tale data, fatta eccezione per le udienze e camere di consiglio cautelari, elettorali, e per le cause rispetto alle quali la ritardata trattazione potrebbe produrre grave pregiudizio alle parti; in tal caso, la dichiarazione di urgenza è fatta dai presidenti di cui al comma 2 con decreto non impugnabile.

 

 

 

Roma 9 marzo 2020

 

Parto in ambulanza, la mamma diffida l'AUSL di Bologna

Risarcimento civile del danno subito a causa di una scelta politica che non correla con la reale sicurezza sanitaria per la madre ed il neonato; la chiusura dei punti nascita dell'Appennino emiliano possono ledere principi fondamentali di tutela della salute pubblica.

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Punti nascita in periferia: la situazione dell'Appennino bolognese.

L'ennesimo parto in strada.

Anche questa volta tutto e' andato per il verso giusto, ma quanto dobbiamo ancora aspettare perche' accada l'irreparabile?

 


 

Punto Nascita dell'Ospedale di Porretta Terme chiuso dal 14 febbraio 2014.
Bologna, 18/11/2015.

 

In relazione alle notizie riguardanti l'Ospedale di Porretta Terme pubblicate oggi, 18 novembre, da La Stampa, l'Azienda Usl di Bologna precisa quanto segue.
Il Punto Nascita dell'Ospedale di Porretta Terme è stato chiuso il 14 febbraio 2014 e la funzione parto trasferita agli ospedali Maggiore e Sant'Orsola-Malpighi di Bologna, e alla Maternità dell'Ospedale di Bentivoglio.
Il dato riportato nel Piano nazionale esiti, 12 nati, è relativo ai parti eseguiti presso l'Ospedale di Porretta Terme tra il 1 gennaio e il 13 febbraio 2014.
La chiusura del Punto nascita si è resa necessaria proprio per il suo livello di attività, ben al di sotto dei 500 parti annui individuati come soglia minima per la sicurezza delle donne e dei bambini.

 

SIAMO SICURI CHE UNA SCELTA POLITICA DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE SPESE SIA LEGATA A QUESTIONI DI SICUREZZA SANITARIA?

 

 

 

BANDO PER LA CONCESSIONE DI CREDITI DI IMPOSTA ALLE ATTIVITÀ ECONOMICHE DELLA MONTAGNA EMILIA ROMAGNA

La regione Emilia-Romagna intende sostenere le attività economiche presenti nei territori montani, svolte nella forma di impresa e nella forma libero/professionale, al fine di promuovere il benessere socio-economico e la competitività del sistema territoriale locale. 

Il contributo previsto nel presente bando è concesso nella forma di credito di imposta da utilizzare per la riduzione della somma dovuta a titolo di Imposta regionale sulle Attività produttive (Irap) totale lorda dovuta alla Regione Emilia-Romagna con riferimento agli anni 2019, 2020 e 2021.

Le domande di contributo dovranno essere presentate, pena la non ammissibilità delle stesse, a decorre dalle ore 10 del giorno 30/09/2019 alle ore 13 del giorno 31/12/2019. La domanda di contributo dovrà essere compilata, validata ed inviata alla Regione esclusivamente per via telematica, tramite l'applicativo web.

 

Per maggiorni informazioni consultare la pagina: https://imprese.regione.emilia-romagna.it/Finanziamenti/industria-artigianato-cooperazione-servizi/irap

Compravendita: se il prezzo è esiguo il contratto è simulato

In tema di azione diretta a far valere la simulazione assoluta di un atto di compravendita immobiliare, possono trarsi elementi circa il carattere fittizio del contratto da una serie di circostanze quali, ad esempio, l'esiguità del prezzo pagato per l'acquisto, le modalità di corresponsione dello stesso, il mancato trasferimento della residenza nell'immobile da parte dell'acquirente.

Tribunale di Roma sentenza del 15 marzo 2019, numero 5661.

Legge di bilancio per il 2019: principali misure tributarie

Clausola di salvaguardia IVA
Bloccati gli aumenti delle aliquote Iva per il 2019 e rimodulati gli aumenti per gli anni successivi

 

IVA agevolata prodotti di panetteria
L'aliquota Iva agevolata del 4% viene estesa ad alcuni ingredienti utilizzati per la preparazione del pane (destrosio e saccarosio, grassi e oli alimentari industriali ammessi dalla legge, cereali interi o in granella e semi, semi oleosi, erbe aromatiche e spezie di uso comune)

 

Aliquota Iva dispositivi medici
I dispositivi medici a base di sostanze normalmente utilizzate per cure mediche, per la prevenzione delle malattie e per trattamenti medici e veterinari vengono inseriti nel novero dei beni a cui si applica l'aliquota Iva del 10%

 

Tassazione agevolata utili reinvestiti
A partire dal periodo d'imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2018, le imprese che incrementano i livelli occupazionali (personale dipendente assunto con contratto di lavoro a tempo determinato o indeterminato) ed effettuano investimenti in beni strumentali materiali nuovi possono, a determinate condizioni, applicare un'aliquota Ires più bassa (aliquota ordinaria ridotta di 9 punti percentuali)

 

Fatturazione elettronica e operatori sanitari
Per il periodo d'imposta 2019, i soggetti tenuti all'invio dei dati per l'elaborazione della dichiarazione dei redditi precompilata non possono emettere fatture elettroniche con riferimento alle fatture i cui dati sono da inviare al Sistema Tessera Sanitaria. Le informazioni fiscali trasmesse all'STS possono essere utilizzate solo dalle PA per l'applicazione delle disposizioni in materia tributaria e doganale, ovvero in forma aggregata per il monitoraggio della spesa sanitaria pubblica e privata complessiva

 

Estensione del regime forfetario
I contribuenti persone fisiche, esercenti attività d'impresa, arti o professioni, possono accedere al regime forfetario introdotto dalla legge di stabilità 2015 a condizione che nell'anno precedente abbiano conseguito ricavi o percepito compensi non superiori a 65mila euro (la normativa previgente prevedeva limiti diversi in base al codice Ateco dell'attività esercitata)

 

Deducibilità Imu immobili strumentali
Viene elevata dal 20% al 40% la percentuale di deducibilità dalle imposte sui redditi dell'Imu dovuta sugli immobili strumentali

 

Imposta sostitutiva per imprenditori individuali, artisti e professionisti
Dal 1° gennaio 2020, le persone fisiche esercenti attività d'impresa, arti o professioni che nel periodo d'imposta precedente a quello per il quale è presentata la dichiarazione hanno conseguito ricavi o percepito compensi compresi tra 65.001 euro e 100mila euro possono applicare al reddito d'impresa o di lavoro autonomo un'imposta sostitutiva dell'Irpef, delle addizionali regionale e comunale e dell'Irap con aliquota del 20%

 

Definizione agevolata debiti contribuenti in difficoltà economica
Coloro che versano in una grave e comprovata situazione di difficoltà economica (Isee del nucleo familiare non superiore a 20mila euro) possono estinguere i debiti tributari, diversi da quelli oggetto dello stralcio fino a 1.000 euro previsto dal Dl 119/2018, affidati all'agente della riscossione dal 1° gennaio 2000 al 31 dicembre 2017 e derivanti dall'omesso versamento delle imposte risultanti dalle dichiarazioni annuali e dalle attività di controllo automatico delle dichiarazioni stesse, nonché dall'omesso versamento dei contributi. Per la definizione, è previsto il pagamento (in unica soluzione o in più rate) del capitale e degli interessi in misura percentuale (16, 20 e 35%, a seconda dell'Isee) e delle somme spettanti all'agente della riscossione a titolo di aggio e di rimborso delle spese per le procedure esecutive e di notifica della cartella. Non si pagano, quindi, le sanzioni e gli interessi di mora ovvero, in caso di contributi previdenziali, le somme aggiuntive

 

Cedolare secca sugli immobili commerciali
Per i contratti di locazione, stipulati nel 2019, relativi a locali commerciali, rientranti nella categoria catastale C/1 (fino a 600 mq di superficie, escluse le pertinenze) è possibile optare per l'applicazione della cedolare secca (aliquota 21%)

 

Bonus verde
Il bonus verde (detrazione Irpef del 36%, nel limite massimo di 5mila euro, per gli interventi di sistemazione a verde) si applica anche nel 2019

 

Detrazioni recupero edilizio, risparmio energetico e acquisto mobili ed elettrodomestici
Anche per il 2019, vengono confermate le detrazioni fiscali relative alle spese sostenute per gli interventi di efficienza energetica (a seconda dei casi, 50%, 65%, 70%, 75%, 80%, 85%), di recupero edilizio (50%) e per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici (50%)

 

Esenzione Imu comuni terremotati Emilia-Romagna
Nei comuni dell'Emilia-Romagna colpiti dal sisma del 20 e 29 maggio 2012, l'esenzione Imu è prorogata fino alla definitiva ricostruzione e agibilità dei fabbricati interessati e comunque non oltre il 31 dicembre 2019

 

Condanne penali rilevanti ai fini dell'esclusione dalle gare d'appalto

Tra le condanne rilevanti ai sensi dell'art. 80, comma 3, del Codice dei Contratti, ai fini dell'esclusione dalla gara, vanno incluse non solo quelle specificamente elencate ai commi 1 e 2 della norma, ma anche quelle comunque incidenti, ai sensi del successivo comma 5, sull'affidabilità dell'impresa: e tra queste devono rientrare anche quelle fattispecie di reato già elencate nell'art. 38 del d.lgs. n. 163 del 2006 (e, tra queste, quelle per reati fallimentari), da considerarsi rilevanti anche prima delle Linee guida dell'11 ottobre del 2017 (alle quali va attribuito, come osservato dal tribunale, "valore ricognitorio ed esplicativo del generico riferimento operato dalla norma").

Consiglio di Stato, Sezione Quinta, sentenza del 22 ottobre 2018, numero 6016.

Stime OMI meri valori presuntivi ed indiziari: inidonei all'accertamento

La Corte di Cassazione ha statuito che l'avviso con cui l'Agenzia delle Entrate rettifica il prezzo di cessione di una compravendita immobiliare fondato esclusivamente sui valori Osservatorio del Mercato Immobiliare (OMI) non è legittimo.

Tali indici, infatti, non sono ritenuti, di per sé, idonei e sufficienti a certificare il valore dell'immobile, che può variare in funzione di molteplici paramenti.

Corte di Cassazione, sentenza numero 21813 del 7 settembre 2018.

L'espropriazione per pubblica utilità in Emilia Romagna: Legge Nazionale e Legge Regionale

L'istituto

 

L'istituto dell'Espropriazione per Pubblica Utilità, attribuisce alla Pubblica Amministrazione, previo provvedimento, il potere di acquisire coattivamente, per sé o per altro soggetto, il diritto di proprietà privata ai fini della realizzazione di un'opera di pubblica utilità.
L'espropriazione è espressione del potere ablatorio che viene riconosciuto alla pubblica amministrazione e che consente alla stessa di sacrificare l'interesse privato in vista di un superiore e prevalente interesse pubblico.
Nell'ordinamento italiano la procedura espropriativa è regolata dal D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, " Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità", rivisitato dal D.Lgs. 27 dicembre 2002, n. 302 e integrato dal D.Lgs. 27 dicembre 2004, n. 330 che in attuazione della Legge 27 ottobre 2003, n. 290 ha dettato norme speciali relative alle infrastrutture lineari energetiche.
In Emilia Romagna è stata inoltre emanata la Legge Regionale 19 dicembre 2002, n.37 DISPOSIZIONI REGIONALI IN MATERIA DI ESPROPRI ( modificata con legge n. 10 del 03/06/2003) con l'obiettivo di armonizzare la disciplina prevista dal decreto del Presidente della Repubblica.

Procedimento espropiativo

 

L'art. 8 del testo unico pone tre condizioni pregiudiziali all'emanazione del decreto di esproprio:

 

l'opera da realizzare deve essere prevista nello strumento urbanistico generale, o in un atto di natura ed efficacia equivalente, e sul bene da espropriare deve essere stato apposto il vincolo preordinato all'esproprio.

• deve essere stata emessa la dichiarazione di pubblica utilità.

• deve essere stata determinata, anche in via provvisoria, l'indennità di esproprio.

 

 

Il comma 1 dell'art. 20 prevede che "Divenuto efficace l'atto che dichiara la pubblica utilità, entro i successivi 30 giorni il promotore dell'espropriazione compila l'elenco dei beni da espropriare, con una descrizione sommaria dei relativi proprietari e indica le somme che offre per le loro espropriazioni". All'espropriando viene concesso un ampio diritto di intervento in questa fase; i commi 2 e 3 del citato art. 20 stabiliscono che "ove lo ritenga opportuno in considerazione dei dati acquisiti e compatibilmente con le esigenze di celerità del procedimento, l'autorità espropriante invita il proprietario e, se del caso, il beneficiario dell'espropriazione a precisare, entro un termine non superiore a venti giorni ed eventualmente anche in base ad una relazione esplicativa quale sia il valore da attribuire all'area ai fini della determinazione della indennità di esproprio. Valutate le osservazioni degli interessati, l'autorità espropriante, accerta il valore dell'area e determina in via provvisoria la misura della indennità di espropriazione".
Tutto questo allo scopo di favorire la possibilità di una celere definizione del procedimento; se infatti si trova un punto d'incontro fra la proposta della Pubblica Amministrazione e le pretese del privato, l'iter procedimentale può concludersi con l'emanazione del decreto di esproprio; in questo modo l'Amministrazione scongiura le lungaggini della fase eventuale di stima dell'indennità definitiva che contempla il coinvolgimento di un'autorità terza, diversa dall'organo cui spetta il potere di emanare gli atti del procedimento.

 

Art. 18 Legge Regionale: Deposito e comunicazione dell'atto che comporta dichiarazione di pubblica utilità

 

1. L'autorità che ha approvato uno degli atti di cui all'articolo 15, da cui deriva la dichiarazione di pubblica utilità dell'opera o intervento da realizzare, provvede a depositarne copia presso l'ufficio per le espropriazioni.
2. L'ufficio per le espropriazioni comunica ai proprietari delle aree l'avvenuto deposito di cui al comma 1, mediante raccomandata con avviso di ricevimento, ovvero avvalendosi dello strumento telematico, qualora ciò sia stato richiesto ai sensi dell'articolo 3, comma 10. La comunicazione deve precisare che, entro trenta giorni dal ricevimento della stessa, il proprietario ha la facoltà di fornire ogni elemento utile alla determinazione del valore da attribuire all'immobile ai fini della determinazione dell'indennità di esproprio.

 

Art. 19 Legge Regionale: Impossibilità delle comunicazioni

 

1. L'ufficio per le espropriazioni non è tenuto ad alcun adempimento sostitutivo nei casi in cui le comunicazioni previste agli articoli 9, 16, 17, 18 non abbiano luogo per irreperibilità o assenza del proprietario risultante dai registri catastali.
2. Qualora i registri catastali indichino quale proprietario dell'area un soggetto deceduto e non individuino l'attuale proprietario, le forme di pubblicazione degli atti previste dalla presente legge prendono luogo delle comunicazioni individuali.
3. Nelle ipotesi di cui ai commi 1 e 2 è fatto salvo il caso in cui l'ufficio per le espropriazioni abbia tempestiva notizia, attraverso atti di partecipazione al procedimento amministrativo, del nominativo dell'effettivo proprietario, diverso da quello risultante dai registri catastali.

 

Art. 24 Legge Regionale: Commissioni provinciali per la determinazione del valore agricolo medio

 

1. Per le finalità derivanti dall'applicazione della normativa in materia di espropriazioni per pubblica utilità, la Regione Emilia Romagna istituisce presso ogni Provincia la Commissione per la determinazione del valore agricolo medio, di seguito denominata Commissione.
2. La Commissione è composta:
a) dal Presidente della Provincia, o da un suo delegato, che la presiede;
b) dall'ingegnere capo dell'Agenzia del territorio, o da un suo delegato;
d) dal Presidente dell'Agenzia casa Emilia-Romagna (ACER) della Provincia, o da un suo delegato;
e) da due esperti in materia urbanistica ed edilizia;
f) da tre esperti in materia di agricoltura e di foreste, scelti su terne proposte dalle associazioni sindacali maggiormente rappresentative.
3. Con apposito regolamento la Provincia disciplina, in particolare, la designazione e nomina dei componenti e le modalità di funzionamento della Commissione, e integra il numero degli esperti fino ad un massimo di tre, scelti anche fra le categorie professionali.
3-bis Fino all'approvazione del regolamento provinciale, le funzioni di cui all'articolo 25 sono svolte dalle Commissioni per la determinazione del valore agricolo medio nell'attuale composizione.

 

 

Art. 25 Legge Regionale: Competenze

 

La Commissione, nell'ambito delle singole regioni agrarie delimitate secondo le pubblicazioni ufficiali dell'Istituto di statistica, determina entro il 31 gennaio di ogni anno il valore agricolo medio nel precedente anno solare dei terreni, considerati non oggetto di contratto agrario, secondo i tipi di coltura effettivamente praticati.

 

 

Occupazione d'urgenza

 

"Qualora l'avvio dei lavori rivesta carattere di particolare urgenza tale da non consentire in relazione alla particolare natura delle opere l'applicazione dei commi 1 e 2 dell'art. 20, può essere emanato senza particolari indagini e formalità, decreto motivato che determina in via provvisoria l'indennità di espropriazione e che dispone anche l'occupazione anticipata dei beni immobili necessari". Ai fini della legittimità del decreto di occupazione, è fondamentale che l'onere motivazionale sia congruamente assolto attraverso l'esplicitazione delle ragioni di urgenza che giustifichino l'accelerazione procedimentale.

 

 

Retrocessione

 

Se l'opera per la quale è stato eseguito l'esproprio non è stata realizzata nei tempi stabiliti o il fondo non ha avuto la destinazione prevista, l'espropriato può ottenere la retrocessione del bene.
L'art. 46 del testo unico infatti, nel censurare possibili ipotesi di inattività amministrativa, stabilisce che «Se l'opera pubblica o di pubblica utilità non è stata realizzata o cominciata entro il termine di dieci anni, decorrenti dalla data in cui è stato eseguito il decreto di esproprio, ovvero se risulta anche in epoca anteriore l'impossibilità della sua esecuzione, l'espropriato può chiedere che sia accertata la decadenza della dichiarazione di pubblica utilità e che siano disposti la restituzione del bene espropriato e il pagamento di una somma a titolo di indennità».

 

 

Fonti Normative

 

• D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, " Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilità
• Legge Regionale 19 dicembre 2002, n.37 DISPOSIZIONI REGIONALI IN MATERIA DI ESPROPRI

Disposizioni in materia di collaborazione volontaria per l'emersione di redditi prodotti all'estero

Disposizioni in materia di collaborazione volontaria per l'emersione di redditi prodotti all'estero
Articolo 5-septies del decreto-legge 16 ottobre 2017, n. 148, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 dicembre 2017, n. 172

 

Si tratta di un nuovo profilo di collaborazione volontaria profondamente diverso rispetto alla cosiddetta voluntary disclosure prevista dalla legge 15 dicembre 2014, n. 186 e dall'art. 7 del D.L. n. 193 del 2016.
La nuova procedura, è limitata ai contribuenti residenti fiscalmente in Italia (e loro eredi), rientrati in Italia dopo aver svolto in via continuativa un'attività di lavoro dipendente o autonomo all'estero, in quanto in precedenza iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE) o frontalieri, e consente di regolarizzare le attività depositate e le somme detenute all'estero in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, derivanti esclusivamente dalla predetta attività lavorativa.

Esplosione A14 Bologna: richieste risarcimento danni

 

E' stato istituito un Numero Verde della società  Allianz S.p.A. compagnia assicuratrice dell'azienda Fratelli Loro S.p.A.  proprietaria del mezzo coinvolto nell'incidente.

 

Maggiori informazioni presso il sito Allianz.

 

 

 

 

Cambiamenti climatici e danni all'agricoltura: ruolo delle assicurazioni e potenziale contenzioso legale

POLIZZE AGRICOLE

 

Gli eventi meteorologici estremi, quando si abbattono su sistemi socio-economici esposti e vulnerabili, possono causare rilevanti impatti economici negativi, in particolare nel settore agricolo
L'assicurazione agricola è uno strumento eterogeneo che può assumere diverse forme; può essere fornita da un assicuratore commerciale, dal settore pubblico o da un gruppo di agricoltori, tramite un accordo formale (fondi mutualistici).
La prima forma assicurativa agevolata, che prevedeva il pagamento a carico dello Stato del 50% del premio, è stata introdotta nel 1970 con la legge n. 364.
Nel 2004, la materia è stata completamente riformata per adeguarsi alla disciplina comunitaria con l'emanazione del D. Lgs. n. 102, istitutivo del Fondo di solidarietà nazionale, che poneva come prioritario l'obiettivo di promuovere l'utilizzo di strumenti agevolati ex ante rispetto a interventi compensativi ex post finalizzati alla ripresa economica e produttiva dell'impresa agricola.
La partecipazione statale al pagamento dei premi assicurativi veniva così definito in base allo schema seguente:

  • fino all'80% del costo dei premi per contratti assicurativi che prevedono un risarcimento qualora il danno sia superiore al 30 per cento della produzione (20% nelle zone svantaggiate);
  • fino al 50% del costo dei premi per contratti aventi ad oggetto anche perdite dovute ad avverse condizioni atmosferiche non assimilabili alle calamità naturali oppure perdite dovute a epizoozie o fitopatie.

La normativa inoltre, sempre nell'ottica di incentivare l'utilizzo dell'assicurazione, concedeva la possibilità di stipulare polizze ordinarie integrative per la copertura dei danni inferiori alle suindicate soglie stabilite dalle polizze agevolate, con premio a completo carico del produttore.

 

Infine, l'offerta assicurativa veniva ampliata anche a contratti multirischio e rendendo così assicurabili praticamente tutte le colture.

 

 

 

Polizze agricole agevolate su avversità atmosferiche e bestiame 2018

 

Le Aziende agricole possono accedere agli aiuti per il pagamento di premi assicurativi finanziati dal Programma di sviluppo rurale nazionale 2014-2020 (PSRN), Misura 17 - Gestione del Rischio, Sottomisura 17.1 "Assicurazione del raccolto, degli animali e delle piante".

 

 

Sono assicurabili:

  • produzioni vegetali contro le avversità atmosferiche (grandine, gelo/brina, alluvione, siccità, vento forte, eccesso di pioggia, eccesso di neve, sbalzo termico, colpo di sole e vento caldo);
  • epizoozie del bestiame;
  • costi di smaltimento delle carcasse animali;
  • strutture aziendali (serre, impianti arborei, ecc.) contro le avversità atmosferiche.

 

 

Per poter accedere agli aiuti della Misura 17.1 è necessario aderire alla manifestazione di interesse 2018 di cui all'avviso pubblico pubblicato dal MIPAAF.
La manifestazione di interesse deve essere presentata prima della stipula della polizza.

 

Regolamento Europeo 2016/679 per la protezione dei dati personali: cosa sapere

Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 aprile 2016, relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati).

In vigore dal 25 Maggio 2018

Tasse Universitarie Illegittime: diffida e rimborso

Il ricorso mira ad ottenere il rimborso delle Tasse Universitarie pagate in eccesso da ogni singolo studente negli anni accademici dal 2007/2008 sino al 2012/2013.

Ai fini del ricorso è necessario produrre copia dei bollettini di pagamento delle tasse universitarie e/o di qualsiasi altro documento ( bonifico, MAV, estratto conto) che provi l'intervenuto pagamento delle tasse universitarie.

L'azione viene proposta innanzi al Giudice Ordinario del Tribunale Civile ed il foro competente è quello in cui ha sede l'Ateneo di riferimento.

L'azione di restituzione delle somme illegittimamente versate si prescrive entro 10 anni dal pagamento delle tasse universitarie ( le tasse pagate nel 2008 possono essere rimborsate proponendo l'azione legale entro il 2018).



• Art. 5 D.P.R. n. 306 del 25.07.1997
• T.A.R. Lombardia; Sentenza 1073 del 23.04.2013
• T.A.R. Lombardia; Sentenza 123 del 14.01.2014
• Consiglio di Stato, Sezione VI; Sentenza 1834 del 06.05.2016